In questi giorni mi sono confrontato con
il Prof. Floriano Bonifazi (Presidente onorario dell’Associazione Allergologi Immunologi Italiani Territoriali e Ospedalieri) su alcune questioni importanti che riguardano la diffusione del #Coronavirus. Dovendo rimanere a casa, non potendo nemmeno organizzare con lui una diretta Facebook, ho inviato al Professore una domanda secca e lui mi ha risposto in maniera puntuale. Lo ringrazio per la disponibilità e la competenza che ha messo, nelle argomentazioni che ha fornito di concerto con il Francesco Forastiere, Collaboratore del CNR di Palermo e dell’Imperial College di Londra.

Professor Bonifazi quanto è importante far arieggiare la casa e altri ambienti chiusi per ridurre il rischio di entrare in contatto con il Sars-Cov-2? E quale impatto ha la «sanificazione» delle strade?

Il tema della ventilazione degli ambienti chiusi per prevenire il contagio da #covid19 è stato finora poco toccato nel dibattito pubblico. Questo perché la trasmissione virale avviene quasi esclusivamente attraverso due modalità. La più diffusa è il contatto stretto con una persona malata o con un portatore sano del virus. In questo caso, il passaggio del Coronavirus attraverso le goccioline del respiro si concretizza attraverso la saliva, con un colpo di tosse e con uno starnuto. Un’altra possibilità è data dal contatto diretto di due persone: una già infetta e l’altra che lo diventa portando la propria mano a contatto con la bocca, il naso e gli occhi (favorendo così l’ingresso del virus nel nostro organismo).

Molto meno, invece, si sa del rischio di contagio in un ambiente chiuso, come quello in cui stiamo trascorrendo la totalità delle nostre giornate. Uno starnuto libera nell’aria fino a 2 milioni di goccioline, un colpo di tosse all’incirca 1 milione e il solo parlare a voce alta quasi 3.000. E dal momento che, come già spiegato in un articolo pubblicato su Scienza in Rete, le particelle virali molto piccole (inferiori a 0.1 micron) possono permanere nell’ambiente come aerosol secondario, in una fase in cui tanti aspetti sono in fase di studio è opportuno adottare qualche accortezza.

L’esempio più calzante è quello del bacillo della tubercolosi, che mantiene la sua capacità infettante anche nell’aria. Può essere inalato. E, grazie alla sua dimensione, raggiunge le parti più periferiche dei polmoni. La diffusione dovuta alla persistenza nell’aria – e dalla risospensione delle particelle virali – appare pertanto di cruciale importanza. Diversi studi hanno inoltre dimostrato che la trasmissione aerosolica può essere addirittura dominante nelle epidemie influenzali. E tale modalità può spiegare l’effetto a lungo termine del virus dell’influenza di tipo A. Anche da questa consapevolezza nascono le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità.

I consigli puntano a garantire un buon ricambio d’aria in tutti gli ambienti di case, uffici, strutture sanitarie, farmacie, parafarmacie, banche, poste, supermercati e mezzi di trasporto.

Come?

Semplice: aprendo regolarmente le finestre. La durata della ventilazione va commisurata alla grandezza dei locali e al numero delle persone presenti. Al momento, non abbiamo gli strumenti per indicare quanta ventilazione sia necessaria per attuare un numero ottimale dei ricambi d’aria, tuttavia almeno 3- 6 ricambi ora sono suggeriti dalla maggior parte delle linee guida. La maggior parte delle linee guida internazionali raccomandano per le stanze da isolamento in caso di infezioni un ricambio orario di circa 12 ricambi all’ora. Rispetto alle indicazioni date di consueto, vista l’assenza di traffico, tutte le finestre dovrebbero comunque essere aperte per far cambiare l’aria in casa. Ed eventualmente anche per periodi di tempo più lunghi.

Per garantire la salubrità degli ambienti domestici, occorre inoltre pulire regolarmente le prese e le griglie di ventilazione dell’aria dei condizionatori (con un panno inumidito con acqua e sapone oppure con alcol etilico 75%). Negli uffici e nei luoghi pubblici oltre ad incrementare la ventilazione naturale attraverso l’apertura il più possibile mantenuta a lungo di porte e finestre, è necessario mantenere accesi e in buono stato di funzionamento gli impianti di ventilazione meccanica controllata, controllare i parametri microclimatici (temperatura, umidità relativa, anidride carbonica) ed eliminare il ricircolo dell’aria. Quanto ai filtri, occorre pulirli regolarmente i filtri ed eventualmente sostituirli, se si accerta che ve ne sono di più efficienti. Anche ai negozi, soprattutto ai supermercati, in questa fase andrebbe indicato di lasciare aperte le porte, per favorire un maggior ricircolo dell’aria.

Quanto alla “sanificazione” di strade, piazze e prati a cui negli ultimi giorni si stanno dedicati molti Comuni, non c’è alcuna evidenza che dimostri una riduzione del contagio da Coronavirus. Le superfici esterne non devono essere spruzzate ripetutamente con disinfettanti perché causa un inutile inquinamento ambientale che può essere evitato senza diminuire la probabilità di contagio. Al contrario, proprio per i motivi elencati all’inizio è indispensabile una sanificazione degli ambienti interni.”



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