Care amiche e cari amici,

dobbiamo dirci come sempre le cose come stanno: siamo di fronte ad una emergenza sanitaria senza precedenti. Bisogna cambiare per un pò di tempo le nostre abitudini di vita. Evitiamo i luoghi affollati e chiusi. Più collaboreremo con i nostri comportamenti e prima ne usciremo.

Non dobbiamo essere superficiali. Il miglior alleato del virus è la superficialità. Invece questo virus lo sconfiggiamo con la responsabilità dei comportamenti. Non con l’ansia. Seguire le norme di prevenzione dettate in questi giorni è fondamentale per rallentare il più possibile l’epidemia.

Il coronavirus non è “poco più che un’influenza”: è un virus di cui non si conosce quasi nulla, per il quale non c’è vaccino e che non ha cure definite. Non bisogna creare allarmismi eccessivi, no panico, ma bisogna anche evitare l’errore di sottovalutare quello che sta avvenendo.

Sono perfettamente consapevole degli effetti economici che questa situazione sta producendo ma la prima misura economica che dobbiamo prendere in questo momento, accanto ai sacrosanti aiuti e sostegni, è fermare in tutti i modi la diffusione dell’epidemia. Questa è la priorità, dal punto di vista sanitario e anche sotto il profilo economico.

Dobbiamo ritenerci fortunati a vivere in un Paese con un sistema sanitario come il nostro, pubblico e universale (attenzione, pubblico e non gratuito: a pagare è lo Stato) in particolare qui nelle Marche , dove ogni giorno ci sono medici e operatori che – ad ogni livello: dal Direttore più bravo all’ultimo degli infermieri – si espongono in prima persona per fronteggiare questo nemico invisibile.

Sono convinto che riusciremo a superare questa situazione e a sconfiggere il Coronavirus: serve però la massima compattezza del Paese, come ci ha chiamati a fare il nostro Presidente della Repubblica.

Ora più che mai tocca a noi, a ciascuno di noi, fare la propria parte.

Quali comportamenti seguire per contenere il coronavirus

Il decreto approvato dal governo nella notte tra sabato e domenica con le nuove misure per contenere la diffusione del coronavirus impone rigide ed estese restrizioni agli spostamenti per gli abitanti della Lombardia e di altre 14 province e sospensioni alle attività commerciali e agli eventi in tutto il territorio nazionale. Il governo e la Protezioni Civile hanno insistito sul fatto che il contenimento del coronavirus, la cui diffusione secondo gli esperti sta avvicinando il sistema sanitario lombardo al collasso e che si teme possa fare lo stesso in altre regioni italiane, richieda sacrifici e impegno da parte di tutti, e un generale cambiamento temporaneo negli stili di vita.

I contagi da coronavirus infatti non sono una questione individuale, ma collettiva: anche se si rientra in una delle fasce considerate “non a rischio”, che in larga parte presentano sintomi lievi se contagiate, la possibilità di trasmettere il virus a qualcun altro di più esposto è reale e concreta.

 
La tenuta del sistema sanitario è poi di fondamentale importanza, e secondo gli esperti per scongiurare il rischio che non ci siano più posti in terapia intensiva (cosa che sta già avvenendo in molti ospedali lombardi), che continui a essere possibile curare gli altri malati e avere servizi di ambulanza sufficientemente veloci per soccorrere le persone con un infarto, ad esempio, è necessario l’impegno di tutti

Contenere il coronavirus, insomma, è una responsabilità collettiva.

Le regole di comportamento generali valgono per tutti, e in particolar modo per le persone che vivono in Lombardia e nelle altre 14 province della “zona 1” individuata dal decreto: Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti, Alessandria, Verbano Cusio Ossola, Novara e Vercelli.

Sono:

• rimanere a casa il più possibile;
• lavorare da casa se possibile;
• evitare i luoghi affollati;
• mantenere almeno un metro di distanza dalle altre persone;
• evitare abbracci e strette di mano;
• lavarsi spesso le mani per almeno 20-30 secondi, con acqua e sapone, particolarmente prima di mangiare e quando si è fuori casa;
• se non si ha a disposizione acqua corrente, lavarsi le mani con un disinfettante a base alcolica;
• tossire e starnutire nell’incavo del gomito;
• cercare il più possibile di non toccarsi la faccia – bocca, naso e occhi in particolare – con le mani;
• evitare per quanto possibile di toccare le superfici in luoghi pubblici (treni e autobus, per esempio);
• se si hanno febbre, tosse e/o oppressione al petto (infezione respiratoria) restare a casa e chiamare il proprio medico, o il numero 1500 o il numero verde regionale (800936677), non il 118, evitare il contatto con i familiari, se si convive disinfettare spesso le superfici (meglio riservare una stanza a chi sta male);
• non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico;
• pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;
• evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attività sportiva;
• usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate.

Le più delicate tra queste regole sono le prime, che riguardano gli spostamenti e i contatti sociali. È legittimo chiedersi se si possa ancora andare a bere un caffè in un bar che è effettivamente aperto, o se si possa ancora incontrare gli amici in casa per una cena.
Le indicazioni del governo lasciano un certo margine di interpretazione su questi punti, e l’impressione è che le autorità stiano cercando soprattutto di affidarsi al senso di responsabilità collettivo, facendo estese raccomandazioni ma senza arrivare a vietare situazioni di questo tipo, cosa che legalmente sarebbe peraltro molto complessa.

Le regole vanno certamente applicate più rigidamente se si vive in una zona dove sono stati registrati contagi: se lavarsi le mani con cura ed evitare di tossirsi sulle mani sono indicazioni applicabili senza troppi sforzi a Cagliari come a Lodi, rimanere a casa il più possibile ed evitare i bar sono raccomandazioni valide per ora soprattutto per il Nord Italia. Ma la chiusura di cinema e discoteche in tutta Italia suggerisce che il governo stia chiedendo, per esempio, di rinunciare a un aperitivo in un locale affollato o a un sabato pomeriggio al centro commerciale, indipendentemente da dove si viva. Non sono pratiche vietate, ma rientrano nella più generale raccomandazione di evitare i luoghi affollati.

Cosa si può fare
Il punto non è tanto cosa si possa fare, ma cosa sia opportuno fare. Ci sono situazioni di cui le autorità non hanno mai parlato, perché espongono relativamente poco al pericolo di contagio: una passeggiata al parco, per esempio, o andare a trovare un amico a casa. I negozi del resto rimangono aperti, così come i bar e gli uffici pubblici. Le situazioni di contatto sociale rimarranno tantissime e ovunque, e i divieti in vigore servono semplicemente a limitare statisticamente il rischio che una persona ne contagi un’altra: ma le trasmissioni di coronavirus continueranno in una certa misura, inevitabilmente.

Il consiglio generale quindi è di agire responsabilmente, evitando rigorosamente i contesti affollati e rinunciando a quello che si ritiene rinunciabile dal punto di vista dei contatti sociali, applicando comunque le corrette precauzioni igieniche quando si entra in contatto con altre persone, sul lavoro come nel tempo libero.

Ovviamente vi terrò aggiornati sulle evoluzioni
Un caro saluto, a presto

Emanuele

P.S.

Questa newsletter la sto inviando oggi, domenica 8 marzo. Il pensiero va a tutte le donne, ovviamente, ma un pensiero speciale lasciatemlo dedicare a quelle donne, dottoresse, infermiere, ricercatrici, biologhe, volontarie che, senza risparmiarsi, sono impegnate senza sosta per curare chi non sta bene e arginare questo virus!
A tutte le donne, insomma, che lavorano per la sicurezza e la salute del Paese
Grazie


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