PARLAMENTO E COSTITUZIONE A SCUOLA

Tratto dal Corriere Adriatico di lunedì 11 marzo 2019

In questi ultimi due mesi ho avuto il privilegio di iniziare un viaggio in alcune scuole della provincia di Ancona, sulla base di uno specifico protocollo tra MIUR, Direzione scolastica regionale e l’Associazione ex Parlamentari e Consiglieri regionali, coordinata nelle Marche dall’On. Marisa Abbondanzieri.

Confesso che molti erano i dubbi prima di accettare. L’essere adeguato al compito, in primis, avendo molto rispetto per chi l’insegnante lo fa davvero e ogni giorno. Ealtro ancora. Ci ho messo un pò. Ma poi ho dato la mia convinta disponibilità. Il motivo principale? L’idea di poter restituire parte del bello che ho vissuto e conosciuto in prima persona in cinque anni da Parlamentare , ペニス マッサージ 無料 動画. E, fondamentalmente, la consapevolezza che ragionare sulla Costituzione è necessario per riscoprire il senso di comunità. Già quel senso che troppo spesso, oggi, sembra sopito o addirittura assente e sul quale il Presidente della Repubblica ha centrato il suo messaggio di fine anno, lo scorso 31 dicembre.

La Scuola è il luogo dove s’insegna e si apprende il valore del senso civico, il valore della cittadinanza. Sarebbe davvero bello se la Costituzione entrasse a far parte di tutti i percorsi formativi. Sarebbe utile se ogni studente potesse entrare in contatto diretto con la Carta, fin dal primo giorno. Forse avremmo un Paese migliore. Forse avremmo cittadini migliori. In maniera non retorica parlo di Costituzione. Conoscendone la sua straordinarietà ma anche alcuni suoi limiti. A partire dalla consapevolezza che molti dei precetti restano da attuare fino in fondo: ancora diritti negati, minoranze discriminate, non c’è lavoro per tutti e tutte, non tutti gli ostacoli alla libertà e uguaglianza sono stati rimossi, non sempre e non ovunque nel Paese è garantito il diritto allo studio per ogni bimbo, quale il confine tra la mia libertà e sicurezza e la tutela della mia privacy e di quella altrui.

Per parlare di Costituzione occorre, in premessa, smontare alcune “fake news”. Dimostrare, ad esempio, che “fare le cose all’italiana” significa farle in maniera grande e bella e non, come troppo spesso si pensa, farle con furbizia, scaltrezza, superficialità. Parlare di Costituzione ai più giovani e farne parlare loro, significa far comprendere loro che è potente, certo, ma che è scritta in un linguaggio semplice, comprensibile a tutti. Chi li invita a non perdere tempo a leggerla, dicendo che è qualcosa di complicato, li invita a non essere cittadini. Porto sempre con me una copia per mostrargliela e faccio leggere loro a voce alta i principi fondamentali. Parlare di Costituzione significa dimostrare che non sempre è vero che “l’Italia arriva sempre dopo”: l’art. 2 (1947) subì un vero e proprio “copia e incolla” nel 1948 nella Carta dei Diritti dell’Onu.

Parlare di Costituzione, inoltre, significa parlare di Solidarietà (art. 2-3), e di Bellezza (art. 9). Ma anche di ricerca della Felicità, non in maniera esplicita come nella Dichiarazione di Indipendenza dei Stati Uniti d’America, ma come ne parla l’art. 4: amare il proprio lavoro e averne giovamento materiale e spirituale. Se ci pensiamo bene, solidarietà, bellezza e felicità sono valori profondi, oggi messi in discussione da una contemporaneità che sembra caratterizzarsi più per le paure, che non vanno sottovalutate ma comprese, ed egoismo. In un mondo dominato da barbarie e rancore ha per me senso scommettere su bellezza, cultura, ambiente, solidarietà, educazione, identità.

Andare nelle scuole vuol dire far parlare di cittadinanza, di diritti e doveri. Da qui dobbiamo ripartire. Troppe volte parliamo solo di diritti. Troppo poco parliamo di doveri. Eppure non esistono diritti senza doveri. Diritti senza doveri sono rivendicazioni prive di bene comune. Doveri senza diritti è privazione della libertà. Il diritto di vivere in una città pulita e il dovere di dare il proprio contributo nel tenerla pulita, ad esempio.

C’è una cosa che più mi ha colpito. Diffidate da chi descrive i più giovani come disinteressati,  indifferenti. Ho incontrato ragazze e ragazzi di età diverse, di scuole diverse, Medie, Licei, Istituti tecnici e ovunque ho riscontrato questo. Non perché io sia bravo o riesca a catturare la loro attenzione. Ma perché evidentemente il tema interessa, gli insegnanti fanno bene il loro dovere e le famiglie anche. Dunque non tutto è perduto. Davvero.

Emanuele Lodolini

Già parlamentare XVII Legislatura



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