Entriamo nel merito della Legge di Bilancio, ma partiamo da alcune proposte. 

Sarebbe fin troppo facile parlare di condoni fiscali a chi ha evaso le tasse, sussidi a chi non ha voglia di lavorare, né tantomeno di spostarsi da casa per cercare un lavoro. Ma la critica è più forte se non si ferma al NO ma se avanza proposte alternative e di Governo.

Ecco perchè partiamo dalle proposte in questa newsletter. Anzi, partiamo da una domanda.

DOMANDA: COSA SI DOVREBBE FARE PER CORREGGERE LA LEGGE DI BILANCIO?

1) azzerare tutte le scelte sbagliate e pericolose (dal reddito di cittadinanza a “quota 100”, passando per il condono);

2) utilizzare quei soldi per una misura universale di supporto alle famiglie con figli (9 miliardi, nel 2020), per un piano straordinario di investimenti pubblici (4 miliardi, nel 2019), per un fortissimo shock fiscale (abolizione Irap o una misura di eguale dimensione sul costo del lavoro, 13,8 miliardi nel 2020) e per abolire l’imposta di registro (4,8 mld, nel 2019) per far ripartire il settore immobiliare e dar fiato alla crescita.

IN COSA CONSISTE ESATTAMENTE LA PROPOSTA ALTERNATIVA DI LEGGE DI BILANCIO 2019-2021 PRESENTATA DA RENZI E PADOAN?

Si eliminano alcune loro scelte: reddito di cittadinanza, pensione di cittadinanza, “quota 100”, flat tax, condono fiscale, abolizione di Ace e Iri.

In sostituzione di queste, si propongono altre scelte:

Per il 2019.

1) l’abolizione dell’imposta di registro (4,8 miliardi) per dare uno shock al mercato immobiliare, l’unico settore a non essersi davvero mai ripreso dalla crisi (e senza il quale la ripresa non può diventare forte, duratura, robusta). Ma è anche una mossa per attaccare davvero i balzelli burocratici: questa tassa rallenta e rende più difficili le compravendite e i rapporti economici. Via, la togliamo.

2) Un piano straordinario di investimenti per la messa in sicurezza del territorio, per l’edilizia scolastica e contro il dissesto idrogeologico: 4 miliardi di ri-finanziamento (aggiuntivi rispetto ai saldi) per il programma Casa Italia, abbandonato dall’attuale governo. Perchè per impedire le tragedie, non servono chiacchiere: servono soldi.

Per il 2019 il governo prevede di spendere 33,5 miliardi in più, e di incassarne 11,8. Il risultato sono – quindi – 21,7 miliardi di deficit aggiuntivo (che porterebbero il deficit al 2,4% del Pil).

Noi invece prevediamo di spenderne 24,5 e di incassarne 8,7. Il risutlato sono 15,8 miliardi di deficit. Lo 0,3% in meno rispetto a quanto prevede il governo. Noi quindi prevediamo il deficit nominale al 2,1% (invece che il 2,4% del governo).

Per il 2020

1) L’abolizione completa dell’Irap, per un valore di 13,8 miliardi (questa misura sarebbe da inserire nella legge di Bilancio 2019, ma il meccanismo di pagamento delle imposte prevede che gli effetti contabili vi siano l’anno successivo). L’Irap è la tassa più odiosa: non colpisce gli utili, ma l’accumulazione di fattori produttivi (capitale e lavoro). Via, la togliamo.

2) Un assegno universale per i figli (9 miliardi). Oggi, se fai il lavoratore dipendente e guadagni 30.000 euro l’anno, hai diritto a detrazioni (complicate) per i figli a carico. Se ne guadagni 7500, non hai diritto a nulla. Se sei un barbiere, o un webmaster o un qualsiasi altro lavoratore autonomo o a partita IVA, non hai diritto a nulla. Un paese che voglia davvero incentivare la natalità e fornire un supporto vero e strutturale alle famiglie, non fa così. Noi allora cambiamo verso: ogni famiglia – sia di lavoratori dipendenti che autonomi, sia soggetti Irpef che incapienti – avrà diritto ad un supporto mensile per ogni figlio a carico fino ai 18 anni. Il supporto sarà ovviamente tarato sul reddito: diamo di più a chi guadagna meno.

Per il 2020 il governo prevede di spendere 32,9 miliardi di spese aggiuntive, e incassare 7,6 miliardi di entrate aggiuntive. Il risultato è un deficit aggiuntivo di 25,2 miliardi, che porterebbe il deficit al 2,1% del Pil.

Noi invece prevediamo – con le misure di cui sopra – di spenderne 29,8 e di incassarne 8,3. Per un deficit aggiuntivo di 21,5 miliardi, che porterebbe il deficit al 1,8% del Pil (invece del 2,1% del governo).

Per il 2021 non prevediamo alcuna nuova misura, ma “solo” il proseguimento di quelle precedenti (che sono, infatti, tutte misure permanenti).

Con le sue scelte sbagliate, il governo prevede nel 2021 di spendere 30,50 miliardi di spese aggiuntive, e di incassarne 8,17. Per un maggior deficit di 22,42, che lo porterebbe a 1,8% del Pil.

Con le scelte di cui sopra, si spenderebbero 28,7 miliardi e se ne incasserebbero 9,09. Per un deficit aggiuntivo di circa 19,8 miliardi, che lo porterebbe al 1,5% del Pil (invece che al 1,8% del governo).

Rispetto al piano del governo, ci sono altre due differenze:

a) una spending review meno forte nel 2019 (3 miliardi, contro i 3,7 previsti dal governo), perchè i tagli non sono mai realistici quando sono troppo ravvicinati, e un po’ più aggressiva nei due anni seguenti (3,8 mld e 3,2 mld contro i 1,1 del governo).

b) un riassorbimento dello spread ai valori della primavera scorsa (prima cioè della triplicazione avvenuta dopo….), reso possibile non solo dalle misure di cui sopra ma anche dalla ripresa di un robusto pacchetto di riforme strutturali (nuova legge sulla concorrenza, proseguimento – magari più deciso – di interventi su funzionamento pubblica amministrazione, giustizia civile, ecc) che irrobustiscono la competitività del sistema Paese.

In sintesi, la differenza è questa: invece di più deficit, condoni e spese assistenziali, si propone meno deficit, più attenzione alle spese, abolizione di tasse odiose, investimenti straordinari in sicurezza e sostegno strutturale alle famiglie con figli.

FACCIAMO I CONTI IN TASCA ALLA MANOVRA

Dal punto di vista dei saldi di finanza pubblica, è piuttosto semplice.

1) IL RUOLO DOMINANTE DEL DEFICIT. La manovra per il 2019 è di 33,5 miliardi di euro. Due terzi è coperta da deficit. Che rispetto all’anno scorso aumenta di un terzo, dopo 10 anni di riduzioni continue.

2) IL RUOLO DOMINANTE DELLA SPESA ASSISTENZIALE.

Al netto della disattivazione delle clausole, due terzi della nuova spesa è condensata in spesa assistenziale: reddito di cittadinanza, pensioni di cittadinanza, e spesa per far andare in pensione prima la gente. Solo il 10% è per investimenti pubblici (che complessivamente impattano solo per lo 0,2% del Pil).

3) LA BUFALA DELLA RIDUZIONE DELLA PRESSIONE FISCALE

Nell’ultima legislatura – secondo quanto dichiarato dallo stesso governo M5S-Lega – la pressione fiscale si è ridotta di circa due punti percentuali. L’anno prossimo invece – nella migliore delle ipotesi – rimane costante al valore attuale (41,8% del Pil). Esempio lampante è quello della flat tax: per tutta la campagna elettorale volavano le decine di miliardi (“la facciamo di 50 miliardi”, “no, di 93 miliardi”, “40 milioni di italiani pagheranno meno tasse”!). Ma nella manovra non c’è nulla di tutto questo: solo circa 600 milioni di euro per qualche decina di migliaia di professionisti. Provvedimento magari interessante, ma che non ha nulla a che vedere con le promesse elettorali.

Completa la manovra un condono fiscale stile Prima Repubblica, dal quale comunque lo stesso governo non si aspetta risorse significative (circa 3,4 miliardi, contro i 35 annunciati in campagna elettorale)

Per questa settimana è tutto, un abbraccio
Emanuele



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