Maggiori tutele per i lavoratori affetti da gravi malattie, una busta paga più “corposa”, e molti meno alibi per i furbetti.
Dopo quasi dieci anni di stallo, abbiamo rinnovato il contratto del pubblico impiego. Grazie alle risorse stanziate dal Governo con la legge di bilancio, è previsto un incremento in busta paga di 85 euro medi mensili lordi per tutti i dipendenti pubblici (sono 250 mila quelli considerati) e la salvaguardia del bonus degli 80 euro per coloro che già ne avevano diritto.
È un contratto che ristabilisce un equilibrio virtuoso tra diritti e doveri, estendendo importanti tutele, come quelle per i lavoratori affetti da gravi malattie o per le donne vittime di violenza, e al contempo contrastando severamente i comportamenti opportunistici, e intollerabili, come l’assenteismo (agevolando il licenziamento). Stop anche ai premi a pioggia.
Donne e uomini della pubblica amministrazione, del resto, sono il carburante che quotidianamente alimenta il motore di questo Paese. E dobbiamo partire da loro, investendo sempre più sulla meritocrazia, se vogliamo continuare a crescere. L’auspicio è che presto arrivino le firme sui contratti riguardanti scuola, sanità ed enti locali



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