Difesa dei risparmiatori e tutela del loro denaro, rilancio del credito e stabilità finanziaria. Ecco i quattro pilastri che Emanuele Lodolini (PD), membro della Commissione Finanze della Camera, ha voluto ribadire nell’incontro organizzato con il collega Paolo Petrini, a poche ore dal voto al Senato della Legge di bilancio all’interno della quale è stato istituito e finanziato il Fondo di ristoro. Il testo prevede una dotazione di 25 milioni sia per il 2018 che per il 2019 per i risparmiatori vittime dei reati finanziari, non altrimenti risarcito o indennizzato, in violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza come previsto dal Testo unico Bancario. “Entro fine anno la legge di bilancio completerà il suo iter – ha detto Lodolini – e confermerà che questo governo, questa maggioranza ed i parlamentari che l’hanno votata convintamente, sono in primis orientati a tutelare i risparmiatori che hanno perso il loro denaro”. L’incontro dal titolo “Cosa c’è da sapere sulle banche” e disponibile anche in streaming, ha avviato una riflessione nel giorno in cui il procuratore della Repubblica di Ancona, Elisabetta Melotti, nel corso di un’audizione su Banca Marche davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sulle banche “che noi abbiamo chiesto con convinzione”, ha evidenziato tutte le criticità di giungere alla conclusione dell’accertamento delle responsabilità soprattutto per alcune fattispecie di reato, che rischiano la prescrizione. “Per giungere all’accertamento della verità – ha detto Petrini – va ricordato che le banche sono andate in crisi perché i soggetti a cui erano stati prestati i soldi, a causa della crisi dalla quale stiamo uscendo, non hanno avuto la possibilità di restituirli anche perché, a causa di una gestione poco attenta ed oculata del management che amministrava tali istituti tra cui Banca Marche, sono state erogate grandi cifre ad imprese che non avevano il merito creditizio per poterle ricevere”. Il caso non è stato circoscritto all’Italia avendo riguardato anche Germania, Grecia ed altri stati. “Il governo tedesco nel 2013 ha ricapitalizzato per 250 miliardi di euro le proprie banche, in Grecia tale percorso è avvenuto con fondi europei. In Italia non siamo intervenuti subito perché il problema non era emerso in quella misura e ci siamo portati dietro la questione fino al 2015 fino a quando non è esploso a causa della crisi di 4 banche del territorio che, sull’orlo del fallimento sono state ricapitalizzate nel rispetto delle regole europee” – ha concluso Petrini. “Il tutto è nato da una modalità perversa anche di elezione dei membri dei consigli di amministrazione, ad esempio delle banche popolari oggetto anch’esse di riforma, che impedirà che in futuro accadano di nuovo fatti simili che mettono in crisi”.



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