FABRIANO – “Piccole Italie” è il titolo del volume edito da Donzelli e scritto dall’On. Enrico Borghi, presidente nazionale dell’Uncem, che affronta il problema delle aree interne. La presentazione si è tenuta a Fabriano. Il tema dello spopolamento della aree interne è un fenomeno di cui si discute da oltre 40 anni e riguarda anche la questione del presidio e della manutenzione del territorio. In Italia il 69,7% dei comuni hanno meno di 5mila abitanti, ed essi raccolgono il 16,5% della popolazione ma amministrano ben il 54% del territorio.

Il sisma che ha colpito le Marche e parte del centro Italia ha acuito un problema che già era nell’agenda politica e che deve tenere conto, lavorando per la ricostruzione, anche degli aspetti orografici del territorio e dei vincoli paesaggistici ai quali gran parte delle aree interne marchigiane sono soggette.

Avere pochi abitanti significa meno cespiti e meno base imponibile e quindi ciò complica l’attività amministrativa, di manutenzione e presidio del territorio offrendo meno servizi che scoraggiano i progetti di vita delle giovani coppie. Se ne è discusso oltre che con l’autore, anche con l’On. Emanuele Lodolini, l’economista prof. Gianmario Raggetti e il presidente di Uncem Marche Michele Majani.

L’onorevole Borghi, presidente dell’intergruppo parlamentare per lo Sviluppo della Montagna, ha affrontato la questione della politica territoriale dopo la fine dell’interventismo statale e la crisi del regionalismo e ha condotto una riflessione sul ruolo dei territori nella sfida della modernizzazione del paese. Il confronto è stata l’occasione per approfondire un tema da sempre al centro dell’attività istituzionale e professionale dell’autore, oggi consigliere della presidenza del Consiglio per l’attuazione della strategia nazionale delle aree interne (Snai). Si tratta di un ragionamento sul ruolo che le aree marginali – montane, rurali e periferiche – dovrebbero avere in un quadro di sviluppo e sostenibilità che l’Italia è chiamata ad affrontare e sulle politiche necessarie a garantire pari accessibilità ai servizi essenziali – scuole, ospedali, trasporti – a tutti i cittadini.

Le Aree Interne non sono comunità di serie B. Sono invece dei luoghi che vanno sostenuti cercando di difendere contemporaneamente le identità e i servizi. Ora però dobbiamo interrogarci sul futuro con una prospettiva che non riguardi solo la contingenza e le emergenze. Siamo convinti che per combattere lo spopolamento delle aree interne sia necessario investire sulla scuola e sulla sua presenza sul territorio e sulla banda larga.

“Il tema trattato nel volume – commenta Borghi – è una grande questione nazionale. Il rapporto tra metropoli e spazio rurale e montano, l’equilibrio tra territori consumatori e territori produttori di risorse naturali sta aprendo nuovi scenari,e nuovi conflitti, di natura sociale e politica.

Lodolini ha quindi sottolineato come il libro ponga “bene la questione territoriale e la necessità e capacità di fare programmazione un compito questo, che deve appartenere a Stato e Regioni. Parlando meno di contenitori, più di contenuti e politiche”.
A questo riguardo Lodolini ha sottolineato positivamente “l’avvio di una nuova stagione di investimenti che guarda alle “aree interne” dopo un periodo di oltre 15 anni in cui i territori marginali non ricevevano degna attenzione. Grazie a questo investimento – ha aggiunto Lodolini – potrà essere sviluppato il protagonismo delle comunità per disegnare il proprio futuro”.



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