Il presente articolo è stato pubblicato su Il Corriere Adriatico Marche di sabato 18 ottobre 2014.

Oggi, venerdì 17 ottobre, e domani, sabato 18 ottobre, parteciperò a due incontri promossi da CGIL e CISL.

Andrò a sentire le ragioni del loro impegno e della loro mobilitazione. Non parteciperò, però, alla manifestazione del 25 ottobre contro le scelte del Governo e del PD. 

Voglio spiegare bene le mie ragioni, provando ad entrare nel merito. Senza liquidare il tutto dicendo che quel 23 marzo 2002 al Circo Massimo io c’ero e magari tanti attuali critici del Jobs Act all’epoca se ne stavano comodamente a casa.

Non motiverò la mia decisione dicendo che il contesto del 2002 era profondamente diverso da quello odierno: all’epoca c’era un governo di destra  che partendo dall’art.18 puntava a smantellare diritti per affermare una destra liberista e conservatrice.

Questo è un Governo attento ai redditi dei più deboli, che vuole cambiare verso alle politiche di rigore, puntando sulla crescita.

Anche rispetto all’art. 18 non si può non vedere la diversità dell’approccio: rimane la reintegra nei casi di licenziamento discriminatorio e per gravi motivi disciplinari, e il cambiamento è inserito in un progetto complessivo che rivede e allarga tutele e opportunità.



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