Interventi
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Intervento Segretario provinciale a Conferenza economica | Intervento Segretario provinciale a Conferenza economica |
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| domenica 07 febbraio 2010 | |
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ANCONA, 23-01-2010 / EXIT STRATEGY - SECONDA CONFERENZA ECONOMICA PD PROVINCIA ANCONA RELAZIONE INTRODUTTIVA DEL SEGRETARIO PROVINCIALE, EMANUELE LODOLINI BOZZA NON CORRETTA Grazie a tutti per aver accettato il nostro invito a questa 2^ Conferenza Economica. Alcune considerazioni per contestualizzare la stessa, spiegarne le motivazioni e gli obiettivi. Fassina ed il prof. Carboni entreranno nel merito delle questioni. E allora comincio con l’illustrare le diverse finalità di questa conferenza e le aspettative che l’accompagnano. Primo. L’appuntamento odierno vuole essere un momento importante di confronto per il nostro Partito che in questa provincia si è dato come metodo di lavoro quello dell’ascolto. Oggi ascoltiamo le voci di una parte significativa dei protagonisti del sistema provincia e del sistema Marche. Ascoltare per conoscere sempre più a fondo. Per dare credibilità e concretezza alle nostre proposte e alle nostre iniziative politiche. Certo ci saranno le elezioni regionali di marzo. Passaggio fondamentale rispetto al quale ci stiamo attrezzando con il duplice obiettivo di continuare a governare nelle Marche con il Presidente Spacca e di affermare bene la nostra lista continuando a radicare il PD che già oggi è presente in tutti i Comuni della Provincia, per un totale di una sessantina di Circoli territoriali. Ma il ragionamento che vogliamo fare va oltre il mese di marzo perché bisogna intenderci su come rispondere ai cambiamenti in corso nel territorio legati alla crisi che attraversiamo, analizzandone le possibili evoluzioni. Secondo. Un momento importante, quello odierno, per ribadire che il lavoro è il problema numero 1 del Paese ed è per noi l’impegno primo. Quando parlo di lavoro, o meglio di lavori, intendo dire lavoratori e impresa a cominciare dalla piccola e media impresa. Del resto salvare le imprese significa salvare posti di lavoro e salvare posti di lavoro, o dare ammortizzatori sociali, significa anche far crescere i consumi e aiutare le imprese. Ribadire questo concetto, che fino a qualche tempo fa scontato non lo era, significa condividere con voi che le risorse prime di un territorio come il nostro sono proprio i lavoratori e le imprese messi a dura prova da una crisi che espelle tanti lavoratori dal mercato del lavoro e fiacca le imprese, impoverendo dunque la nostra comunità. Ecco perché al vertice delle priorità PD stanno gli effetti della crisi economica e le relative proposte sul piano dello sviluppo locale, oltre alla vicinanza alle persone e alle imprese che in provincia hanno subito e subiscono le conseguenze della recessione. Renderemo ancor più evidente questa volontà nei prossimi mesi nelle sedi istituzionali ad ogni livello. Ma per far questo occorre riconoscere l’esigenza di stringere un patto nuovo. Fra impresa, lavoro, politica. Ed è la politica stessa che deve favorire questo incontro e collaborazione. Uso il verbo “stringere” se faccio riferimento al livello nazionale. Ma uso il verbo “consolidare” se faccio riferimento a noi, alle Marche, alla Provincia. Questa differenziazione trova la naturale spiegazione nel fatto che l’azione anticrisi della Regione e della Provincia è stata possibile perché abbiamo saputo realizzare qua quello che altri ad altri livelli, il Governo nazionale ad esempio, non hanno voluto realizzare: un grande patto con i sindacati dei lavoratori, le categorie economiche e produttive, gli enti locali, le camere di commercio e le banche. Si è saputo unire. Unire per resistere. Ora occorre unire per riagganciare la ripresa con un rinnovato patto di cittadinanza dei marchigiani intorno ad una piattaforma culturale, economica, sociale condivisaDa questo punto di vista non mancherà mai il contributo del PD. Ma aprendo questa Conferenza credo valga la pena partire da una breve riflessione sul decennio che ci siamo, da qualche giorno, lasciati alle spalle. Un decennio apertosi con l'11 Settembre e chiuso con il fallito attentato ad un areo di linea. E ancora. Anni chiusi con il meeting di Copenhagen, con le sue contraddizioni e alcune aspettative tradite ma anche una rinnovata consapevolezza. Gli anni delle paure. Gli anni della presidenza Bush e della guerra in Iraq e della dottrina della guerra preventiva ma al tempo stesso quelli che hanno dato la luce ad una nuova speranza con la Presidenza Obama. Ora si gira pagina e si tratta di iniziare a costruire il nuovo decennio. Certamente la partenza è tutta in salita. Perché iniziamo questo nuovo decennio portandoci dietro molte immagini. Se penso all’Italia, se penso al 2009 e alla Conferenza di oggi non posso non partire da quelle che ritraggono lavoratori in lotta che per accendere, su di loro, i riflettori dei media hanno scelto di mandare in onda la loro disperazione, la loro angoscia, la loro inquietudine. Operai sulle gru. Precari e giovani ricercatori sui tetti. A caratterizzare questo passaggio tra un decennio e un’altro sta la crisi economica internazionale, destinata per la sua portata, a segnare, più in generale, la conclusione di una intero ciclo storico-economico. Il crollo di Wall Street nel settembre 2008 segna, come il crollo del muro di Berlino 19 anni prima, la fine di un’epoca. Un’epoca caratterizzata, dopo l’affermazione delle forze conservatrici nei maggiori paesi occidentali, dal liberismo più spinto e dalla dottrina dello Stato minimo e della capacità autoregolativa del mercato. Dottrina poi smentita dai fatti. Perchè se si è evitato il collasso del sistema è stato proprio grazie all’iniezione nel sistema creditizio e finanziario di ingenti quantità di denaro pubblico da parte dei governi nazionali in primis. E guardate, da questo punto di vista, l’enciclica di Papa Benedetto XVI rappresenta una rigorosa e alta analisi per comprendere la crisi in corso. La nostra idea è quella di uno Stato regolatore che svolge la sua funzione con equilibrio, evitando invadenze sbagliate. E siamo per una economia sociale di mercato capace di mettere maggiormente al centro il capitale umano, lo sviluppo qualitativo, la responsabilità. Per questa ragione la nostra convinzione è che si possa uscire da questa crisi solo con più società e più regole, più cittadinanza attiva e più protagonismo delle persone. L’Italia è entrata in questa crisi nel 2008 da condizioni di fragilità: - Stagnazione economica - Forti disuguaglianze sociali - Elevato debito pubblico Nel nostro Paese il Governo ha stentato non poco a capire la natura di questa crisi, affrontata in ritardo ed in modo poco efficace. Le risorse sin qui stanziate sono state assolutamente inadeguate per contrastare la crisi e provare ad agganciare la ripresa, a differenza di tutti i paesi colpiti dalla crisi che hanno investito in maniera robusta per cercare di fronteggiarla. I dati Ocse ci dicono che rispetto al 2007 il nostro paese arretra del 4.7, addirittura peggio del Giappone (4.3) e decisamente distanti dalla media dei paesi euro.(2.4).Le conseguenze della stessa sono state attutite dal ruolo suppletivo delle Regioni. Lo abbiamo visto bene nelle Marche, grazie all’impegno della Regione e della Provincia. Ora rispetto al decennio che si è aperto l’impegno che il PD ad ogni livello si assume è “riscopre l'idea di futuro”. Lo slogan, molto bello, del Presidente Spacca è “La storia del nostro futuro” che voglio interpretare come l’esigenza di proiettare verso il futuro una cultura tipica della nostra storia, fatta di etica del lavoro, di un’idea di sviluppo in cui al centro c’è la crescita economica e la qualità della vita e non l’avventura finanziaria speculativa. Riscoprire l’idea di futuro è tirare fuori le giovani generazioni da una condizione di precarietà diffusa. L'ottimismo dei nostri ragazzi è sotto terra. A dirlo è un sondaggio presentato al Meeting internazionale dei giovani a Bari. Le ragioni dietro il pessimismo delle giovani generazioni italiane si nascondono dietro due parole chiave: disoccupazione e precariato. In tal direzione credo sia andato anche il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica. Un messaggio di verità sulla crisi, sul rischio che in particolare il futuro dei giovani sia compromesso senza riforme strutturali. Riforme economiche ed istituzionali di cui il paese ha bisogno e rispetto alle quali il PD è pronto a discutere da domani senza aspettare le elezioni regionali. Il Paese ha bisogno che il Parlamento si dia un’agenda sui temi sociali, anziché trovarsi dinanzi a ben 27 fiduce imposte dal Governo in 20 mesi.E ancora. L’esortazione del Presidente della Repubblica a riconoscersi tutti in valori comuni di solidarietà e di unità del Paese. Valori comuni di solidarietà che non abbiamo visto a Rosarno dove invece si è respirata una miscela esplosiva di criminalità organizzata che detiene il controllo del territorio, sfruttamento e xenofobia. La fotografia di un Paese in cui, prima si istituzionalizzano le ronde, poi si è deboli nel contrasto alla 'ndrangheta. “L'Italia in cui, come ricordava Prodi su un quotidiano qualche giorno fa, si può lavorare a 25 euro al giorno al nero e poi si viene presi a fucilate. Il tutto mentre sempre meno gli italiani disposti a lavorare nei campi, nel turno di notte delle fabbriche, a portare assistenza agli anziani o a servire nei i ristoranti o negli alberghi. E ben pochi sono disposti a fare questi mestieri anche in presenza dell’attuale difficile crisi occupazionale”. Una crisi che, tuttavia, improvvisamente ci ha rimesso di fronte ad una parola per molto tempo negata: povertà. Ed i valori di unità del Paese, quali? Quelli che dovrebbero caratterizzare le celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia. O quelli che mentre incombono le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia vedono la Lega dopo aver tentato la via della Secessione istituzionale tenta ora la via della "secessione sociale" per raggiungere il mai sopito desiderio della Padania Libera. Del resto qual’ è stato il dibattito vero attorno al quale hanno ruotato nel nord Italia le rivendicazioni della Lega per ottenere le candidature alla Presidenza del Piemonte o del Veneto? E attenzione. Perché quando dico che il 2010 sarà un anno importante lo faccio perché vedo la sfida vera del riformismo. Far fronte alle due grandi questioni aperte nel Paese: una democratica e una sociale. Questioni non separate tra loro. Non sono separate perché la crisi ha enfatizzato le paure, egoismi che sono presenti anche nelle nostre realtà. Anche se da queste parti abbiamo ancora gli anticorpi. Ma il rischio qual è? E’ che proprio quella cultura che ha cavalcato la competizione esasperata in ambito finanziario, quella cultura che ha stravolto le regole e il mercato, oggi utilizzi le conseguenze della crisi per sopravvivere alimentando paure e tentando la via della disgregazione sociale. A questa idea noi vogliamo contrapporre la nostra. Perchè pensiamo che proprio dalla crisi possa e debba uscire una società migliore. Ma per far questo dalla crisi, occorre esserne consapevoli, non se ne esce da soli. L’auspicio e l’impegno è fare del 2010 l’anno in cui si possa intraprendere, insieme, il percorso di fuoriuscita dalla crisi (EXIT STRATEGY appunto) che, anche nel nostro territorio, ha investito la vita e la serenità di tanti lavoratori, delle loro famiglie e di tante imprese. Al centro della nostra proposta mettiamo i temi e le istanze del mondo del lavoro, della competitività e dell’innovazione d’impresa, le questioni ed i problemi di cui discutono le famiglie italiane, la scuola e la prospettiva delle giovani generazioni. Da qualche mese si ripete che la fase peggiore della crisi è stata superata, e non mancano in effetti alcuni indicatori meno negativi. Ma la verità è che stiamo vivendo, in Italia e nel mondo, e anche nella nostra regione, le conseguenze della recessione, soprattutto in termini occupazionali. Nel nostro paese i primi giorni di questo 2010 sono stati caratterizzati dalla presentazione di numeri, cifre, indicatori sui quali riflettere assieme. Confermano che la crisi c’è, è reale, non psicologia. I recenti dati Istat evidenziano la presenza di un circolo vizioso tra aumento della disoccupazione, diminuzione del potere d'acquisto delle famiglie, contrazione dei profitti delle imprese e crollo degli investimenti. Indicano la vera priorità: come sostenere i redditi bassi e come dare nuovo ossigeno alle imprese per consentire una ripresa dell’economia, tanto più necessaria di fronte alla perdita del potere d’acquisto delle famiglie. Sono già oltre 250.000 e nel 2010 aumenteranno i disoccupati senza alcun sostegno al reddito. Inoltre, verranno a scadenza le casse integrazioni e le indennità di disoccupazione ordinarie o in deroga di migliaia di lavoratori e lavoratrici senza lavoro da molti mesi. I dati di Bankitalia sulla forza lavoro "inutilizzata", che comprendono i lavoratori disoccupati e quelli in cassa integrazione, dimostrano che il tasso di disoccupazione è ormai oltre il 10% Va innalzato il potere d'acquisto delle famiglie attraverso il sostegno al reddito dei disoccupati, sia di quanti non hanno alcuna copertura, come i lavoratori precari, sia di quanti esauriscono il periodo di cassa integrazione o di indennità di disoccupazione. E ancora. L’alleggerimento del carico fiscale sui redditi più bassi. E infine la necessità di allentare il Patto di Stabilità Interno sugli investimenti per gli enti locali virtuosi per far lavorare tante piccole e micro imprese. Altri dati, ancora. Abbiamo avuto il consuntivo dell’Inps delle ore di cassa integrazione globalmente consumate nel 2009. Si tratta di una cifra impressionante, quasi un miliardo di ore, per la precisione 918 milioni di ore, vale a dire più di quattro volte tanto rispetto a quelle consumate nel corso del 2008, che furono circa 223 milioni di ore. Le continue rassicurazioni del governo circa le risorse a disposizione della cassa integrazione non affrontano il problema in modo adeguato. Si sottovaluta il rischio di licenziamenti di massa a seguito della crisi e dai probabili processi di ristrutturazione che da essa deriveranno. Per questo occorre una marcia in più nella politica del governo: un forte sostegno allo sviluppo, una decisa ripresa di scelte di politica industriale a vantaggio dei settori strategici e una diminuzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro e sulle pensioni. Se non si aiuta la ripresa, finito l’effetto degli ammortizzatori sociali, potremmo assistere al moltiplicarsi di situazioni di crisi produttiva ed occupazionale. In un quadro come questo occorre riconoscere come dalle nostre parti il sistema delle autonomie in questi mesi si è sostituito a un Governo debole nell’ attuare misure anticrisi, aiutando imprese e famiglie. I Comuni sono stati lasciati soli, di fronte alle emergenze sociali ed economiche, indeboliti nella capacità di chiudere i bilanci e di fare investimenti. La crisi economica ha reso ancora più evidente il ruolo delle autonomie locali. Esempio concreto di un localismo che fa bene. Infine. E’ un dato di fatto che la crisi è destinata a cambiare le economie nazionali e i sistemi territoriali. Riflettiamo sualcuni unti. Sul fatto che siamo la regione più industrializzata d’Italia. Sul nostro tessuto produttivo costituito da moltissime piccole e piccolissime imprese, spesso sottocapitalizzate e con problematiche di ricambio generazionale. Sull'andamento demografico della regione (50 mila abitanti in più tra il 2004 e 2008) indice di una regione dove si vive bene e dove è alta l’aspettativa di vita. Sulle prospettive del fenomeno migratorio. Ecco si capisce quanto bisogno ci sia anche qui bisogno di attrezzare nuove risposte sociali ed economiche aggiornando il sistema Marche, proprio come la Regione più di tutti a cominciato a fare. Il “modello di sviluppo marchigiano” è stato capace di alimentare una crescita economica in cui famiglie, imprese e radicamento territoriale sono stati il vero punto di forza. Ciò ha reso possibile sviluppo e qualità della vita. Da lì occorre partire consapevoli che per il futuro la flessibilità e lo spirito d’iniziativa tipici degli imprenditori marchigiani dovranno essere sempre più caratterizzati da approcci innovativi sul prodotto e sull’organizzazione. Tutti siamo orgogliosi di vivere in una realtà al vertice tra le Regioni italiane per benessere, sicurezza e sviluppo. E’ uno stimolo ad impegnarsi nel mantenere anche in futuro questi standard. Ma vanno contestualizzati nell’attuale situazione di crisi. Crisi che rischia di mettere in discussione proprio quegli standard. L’intreccio tra crisi economica e cambiamenti sociali può mettere in discussione il mantenimento di quei servizi, indispensabili alla conservazione di un elevato benessere. In un contesto come questo è evidente che la recessione può quindi anche rappresentare una opportunità per promuovere una riconversione produttiva in nuovi settori strategici. Pensiamo innanzitutto alla “green economy” ed alle sue potenzialità. Considerare quindi le politiche ambientali come volano di un nuovo sviluppo economico. Promuovere una nuova rivoluzione industriale basata su tecnologie pulite, efficienza energetica e fonti rinnovabili, risparmio di materia e di energia. Lo dico pensando alla nostra provincia. L'unica Provincia marchigiana esportatrice di energia elettrica (produce l'82% dell'energia prodotta dall'intera regione e ne esporta il 13%)e realtà sulla quale pendono alcuni progetti: quello di due nuove centrali turbogas alla raffineria Api di Falconara o quello più recente della Edison a Corinaldo, per non parlare dei 2 rigassificatori proposti da API Nova Energia e Gaz de France - di fronte alla costa della provincia di Ancona. Infine e chiudo. Ai nostri interlocutori di questa mattina chiediamo un confronto da due punti di partenza: Il primo tema chiama in causa la centralità del territorio. Compiere un salto di qualità nel pensare ai beni collettivi per la competitività e lo sviluppo locale. Il secondo tema richiama l'urgenza di un nuovo incontro tra le ragioni dell'impresa e quelle del lavoro per siglare un patto per lo sviluppo qualitativo dell'economica. Qualità, sicurezza, crescita economica, in sintesi. Noi ci saremo e come sempre faremo la nostra parte. Lo faremo ricordando il pensiero di Vittoria Foa, sempre “Pensare agli altri oltre che a se stessi, al futuro oltre che al presente” |
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| Ultimo aggiornamento ( domenica 07 febbraio 2010 ) |
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