Interventi
Interventi
Lodolini nuovo Segretario DS | Lodolini nuovo Segretario DS |
|
|
|
| sabato 14 ottobre 2006 | |
|
RELAZIONE DI EMANUELE LODOLINI ALL'ASSEMBLEA CONGRESSUALE DS DELLA FEDERAZIONE DI ANCONA L'Isola - Chiaravalle - 14 ottobre bozza non corretta Care compagne e cari compagni, gentili ospiti, care amiche e cari amici, grazie di essere tutti qui a questa assemblea congressuale. Da questa Assemblea va il nostro saluto più affettuoso alle compagne e compagni dell’Anpi che in queste ore stanno celebrando il loro Congresso regionale. In quelle donne e in quegli uomini vi sono insieme storia e futuro, le radici più autentiche della nostra identità, c’è la storia dell’antifascismo e della resistenza, di una generazione di giovani che ci ha dimostrato come si può mettere a rischio tutto per battersi per un mondo più giusto, più libero, per un mondo di pace. A Chiaravalle vi è la casa natale di un personaggio che ha segnato una tappa fondamentale nell’evolversi della pedagogia mondiale, Maria Montessori. Ma Chiaravalle è anche luogo legato a filo doppio al Presidente Giorgio Napolitano, figura di grande autorevolezza ed esempio per tutti noi.
Grazie a Silvana, ovviamente, per il lavoro svolto in questi anni di cui ha appena fatto solo una sintesi. Sono anni in cui il Partito ha raccolto risultati positivi. Conto sul tuo sostegno e aiuto, considerato anche l’importante funzione che svolgi a livello nazionale e della quale tutti avremo bisogno per affrontare i prossimi appuntamenti in provincia. Su di me, inoltre, avverto una responsabilità ulteriore legata a te se è vero come dicono che un dirigente si valuta anche per chi lascia dopo di se, non solo per i risultati che ha raggiunto.
Giorni fa dimettendomi da Segretario regionale ho terminato il mio percorso nella Sg. Lasciatemi allora, ancora una volta, abbracciare idealmente le compagne e i compagni che con me hanno frequentato quella straordinaria palestra di civismo. Li ringrazio per l’onore che mi hanno concesso nel darmi la possibilità di svolgere al meglio un’esperienza unica ed irrinunciabile che porterò sempre con me. Lì ho imparato ad intendere la politica come servizio, come impegno civile di chi crede nelle cose che fa e fa le cose in cui crede. Senza risparmiarsi.
Ho respirato la politica sin da piccolo in famiglia e l’ho incontrata nella Sg, luogo dove la dimensione politica è passione, passione per le proprie idee e per i propri valori. Passione che mi spinge a raccogliere, se lo vorrete, questa sfida.
Ce la metterò tutta. Quando si fa un patto, però, ci vuole reciprocità. Un patto è tale se l’impegno è da ambo le parti. Dunque vi chiedo di assumere anche voi un impegno, per la vostra parte. Vi chiedo di essere sempre leali.
Intenderò questa funzione, se me ne darete la possibilità, in modo collegiale per costruire i nostri progetti, per affermare le nostre idee, per far crescere con me un nuovo gruppo dirigente che si proietti nel futuro.
Mi sentirò sempre partecipe di un impegno collettivo e mai cederò alla tentazione di sopravvalutare il ruolo personale.
A Sara Giannini, neosegretaria regionale, va il mio caro saluto. Con questo Congresso porteremo a compimento quella che è forse la più interessante opera di rinnovamento che un’Unione regionale abbia mai fatto. Credo che nella nostra regione vi sia forse il gruppo dirigente più giovane d’Italia. Segno della vitalità di un partito di antiche e grandi tradizioni ma di nuova cultura politica di cui Sara ne è espressione prima e diretta.
Se sono di fronte a questa platea, come candidato alla segreteria provinciale del nostro partito, non è solo per merito mio, evidentemente.
Ho sempre potuto contare, per fortuna, sul sostegno e sull’aiuto di tanti, vivendo molte esperienze dalle quali, belle o brutte, ho imparato qualcosa.
E una delle cose che ho appreso è che da soli mai si costruisce qualcosa di importante. Insieme, invece, molto si può fare.
Non vi nascondo una certa emozione nel parlare da candidato a segretario della nostra Federazione. Ne sono onorato e ne avverto, al tempo stesso, il peso della responsabilità, consapevole che il nostro è un grande partito, la più grande forza politica del territorio.
Un grande intellettuale collettivo, donne e di uomini, animati da una stessa carica ideale, da una tensione morale e da un amore per il nostro territorio, che ha pochi eguali nel Paese.
Una comunità attaccata ai valori storici della sinistra ma radicata nella modernità e che si sente parte di un più grande movimento politico e sociale.
Questi siamo noi, questo è il nostro popolo, la nostra gente, un patrimonio di intelligenza, passione e volontà, che ogni anno, in occasione delle grandi battaglie politiche, delle Feste de l’Unità si mette a disposizione in maniera del tutto volontaria.
In questi anni di impegno ho conosciuto centinaia di compagni impegnarsi per affermare diritti, per un mondo di pace, per rendere più forte la nostra democrazia. A loro dobbiamo tanto. A loro va il mio ringraziamento più grande.
Apriamo oggi questa nostra Assemblea congressuale consapevoli delle intense aspettative con cui si guarda a noi.
Non è mia intenzione ripercorrere la storia di questi anni. I passaggi salienti li abbiamo vissuti insieme e siamo consapevoli, tutti, dei nostri risultati. Delle luci e delle ombre. Oggi, vorrei invece che venissero colte le possibili novità che, con l’impegno di tutti, potrebbero emergere. Investire sul futuro, accompagnando un effettivo ricambio generazionale è questione decisiva. Proprio perché c’è bisogno di una strategia dell’innovazione, il nostro Partito non può rimanere indietro. Deve essere ben radicato nella società, contribuendo a rinnovare la politica, la democrazia, le istituzioni. In provincia di Ancona con sempre più frequenza è possibile incontrare giovani compagni che mettono a disposizione tempo, entusiasmo, capacità. Ingredienti fondamentali per realizzare una buona politica. Compagni che, ieri, hanno contribuito a colmare quel vuoto di classe dirigente figlio della fine degli anni 80 e primi 90 e che, oggi, possono offrire un contributo prezioso, anche nell’unire culture diverse, superando le divisioni del passato. L’immagine che vogliamo offrire è quella di un partito che presidia, in maniera convinta, il futuro. Guardiamo, allora, avanti consapevoli delle sfide prossime e consapevoli che per vincerle c’è bisogno di tutti, in un quadro di unità del gruppo dirigente che possa sostanziarsi, come auspico, in una direzione e gestione unitaria del Partito della Federazione. Coniughiamo rinnovamento ed esperienza. Non per rivendicare spazi. Ma per confrontarci sulle prospettive politiche. Per innovare non conta solo l’età, è importante soprattutto la politica che si è capaci di fare. C’è bisogno, come qualcuno in passato disse, della qualità della giovinezza, intesa non come fatto anagrafico ma come stato d’animo, come disposizione della volontà, come requisito della fantasia, come predominio del coraggio sull’esitazione, della sete di avventura sull’amore per la tranquillità. Guardiamo avanti e progettiamo il futuro insieme, e sottolineo insieme, come recita lo slogan del documento congressuale, consapevoli delle sfide che abbiamo di fronte, e consapevoli che per vincerle c’è bisogno di tutti; in un quadro di unità del gruppo dirigente, superando, se vi sono, tensioni, retropensieri, sospetti. Sono convinto che in questa Federazione sia presente un gruppo dirigente sano che può lavorare in un contesto, ripeto, unitario e solidale. Che sappia coniugare esperienza e rinnovamento, senza azzerare nulla ma individuando comuni obiettivi da raggiungere e proiettando all’esterno un’immagine forte del Partito. L’Italia che Berlusconi ci ha lasciato in eredità è un Paese in difficoltà: un’ economia stagnante, una produttività totale che non cresce, un debito pubblico vertiginoso, le classifiche di competitività che la collocano agli ultimi posti, è il Paese in cui i livelli di povertà sono nettamente superiori alla media europea e un trend demografico non rassicurante. Un Paese nel quale è aumentata la rendita finanziaria e per lavoratori ed imprese si è accorciato l’orizzonte del futuro. Un Paese, che dopo 5 anni di centrodestra, si presenta particolarmente esposto al rischio di un declassamento della sua forza economica e ad una regressione della sua coesione sociale, civile, nazionale. Vale la pena ricordare tutto ciò anche perché quando parliamo di Legge Finanziaria oggi, è bene tenere a mente il prima. Lungo la tortuosa via del risanamento non possiamo dimenticare le condizioni di partenza, ereditate. Per questo dico che la finanziaria 2007 va nella direzione giusta, individuando quelle che nel documento congressuale ho definito le tre stelle polari: riduzione del debito pubblico, sostegno alla crescita ed equità sociale e fiscale. E l'intesa, importante, raggiunta, come auspicavamo, tra governo ed enti locali testimonia la volontà di condividere obiettivi comuni. Tuttavia l’impegno cui Prodi e il centrosinistra sono chiamati non è soltanto quello di rimettere in sesto i conti. Il governo ha bisogno di riaccendere il motore della fiducia nel futuro, di un traguardo da raggiungere, di una missione da compiere. Nel 1996 questo fu l’Europa, oggi la nuova frontiera sono i giovani. Se vogliamo fare dell’Italia un Paese competitivo sul piano internazionale, dobbiamo invertire la rotta e scegliere di investire con forza sulla parte giovane del Paese, iniziando ad attrarre, sostenere e valorizzare le migliori energie creative dei nostri ragazzi. Sicuramente è stato positivo istituire, per la prima volta, un Ministero per le politiche giovanili, ma servono politiche strutturali. L’Italia ha il più basso tasso di occupazione giovanile in Europa. La nuova occupazione è per due terzi precaria, atipica, instabile. Si va dalla flessibilità in entrata alla precarietà senza tempo. Bisogna agevolare l’accesso dei giovani al mondo del lavoro attraverso la riduzione del livello attuale di precarizzazione e la rottura di quelle incrostazioni che impediscono il loro accesso al mondo delle professioni. Senza un lavoro stabile e degnamente retribuito non è possibile rendersi autonomi, lasciando la famiglia di origine, non è possibile diventare padri e madri, le banche non rilasciano mutui per acquistare casa, un frigorifero, un motorino, una macchina. Secondo problema. Il valore del titolo di studio in Italia sta diminuendo. In Italia secondo i dati Eurostat il tasso di disoccupazione dei giovani tra 20 e 29 anni è pari al 24% tra i laureati, 13% tra chi ha un titolo di studio medio e 10% tra chi ha un titolo di studio basso. Situazione che è completamente diversa in Europa. Terzo problema. La casa. Secondo l’Istat (dati 2003), i giovani fra i 25 e 34 anni, celibi e nubili, che vivono con almeno un genitore sono 3.852.442. Quarto problema: disuguaglianza digitale. Sempre di più il possesso di competenze e cultura informatica sta diventando un nuovo metro di valutazione di nuove forme di esclusione sociale, il cosiddetto digital divide. Ho voluto insistere sulle giovani generazioni perché il futuro che avanza ci impone di prestare loro l’attenzione che meritano. Le loro difficoltà sono in buona parte quelle del paese e affrontarle significa farsi carico del futuro della nazione, del suo ricambio generazionale, della sua stessa esistenza. Governando bene e proponendo una prospettiva di cambiamento profondo e riforme, siamo chiamati a rinsaldare quei legami che tengono insieme una nazione, ricostruendo un’etica comune. Anche in questo sarà necessaria la forza del sindacato confederale, la cui tenuta è un caposaldo della vita democratica. E quando dico questo, lo dico con l’emozione necessaria nel ricordare il centenario della nascita della CGIL e il decimo anniversario della morte di uno dei leaders sindacali più amati, Luciano Lama del quale ricordo le parole quando diede il suo addio alla Cgil “Non abbiate mai paura delle novità. Non rifiutate la realtà perchè vi presenta incognite nuove”. Per rendere credibile e mobilitante il progetto e l’azione riformatrice, per attivare da subito energie pronte a scommettere sul futuro, bisogna fare anche altro: chiudere la lunga transizione del Paese, restituire stabilità alle istituzioni, dare forza alla politica. Non basta fare o rifare i Governi, se i soggetti politici sono deboli, frammentati, se non hanno il peso per accompagnare e far vivere nella società una visione ideale con il concreto agire della quotidianità. All’azione riformatrice del Governo, centrale per gli sviluppi politici futuri ma non sufficiente, occorre affiancare un processo politico e culturale innovativo e coraggioso, capace di dare all’Italia una grande forza democratica e riformista, necessaria per cambiare il Paese, consolidare il sistema bipolare e dare solidità alla coalizione del centrosinistra, riducendone la frammentazione. Abbiamo due possibilità: gestire l’esistente, oppure provare a costruire, dall’incontro tra le migliori culture progressiste e riformiste, una grande forza politica consapevoli che la soluzione a ciò di cui sopra non risiede nè nel partito istituzione nè nel partito di un leader. La risposta sta, invece, nell’unire ciò che la storia ha diviso, consapevoli che è nel futuro che dobbiamo cercare le ragioni di un’unità nuova. A tutti noi è chiaro che l’eredità politica, culturale ed organizzativa del PCI non è sufficiente alla costruzione di una grande forza riformista; ma ci è altrettanto chiaro che la peculiarità della storia italiana e il ruolo in essa svolto dal partito comunista, fa di quella eredità politica una risorsa necessaria per la costruzione di un grande partito riformista. Cominciamo, allora, a percorrere i primi passi verso quella che sarà una nuova storia. L’innovazione politica che il paese ci chiede è l’unità dei riformismi in un partito nuovo, il Partito dell’Ulivo. Dico dell’Ulivo perché è un comune sentire nel quale si riconoscono già oggi milioni di donne e uomini. Non siamo all’anno zero. Il progetto nacque quasi 11 anni fa, quando nel 1996 avviammo l’esperienza dell’Ulivo, sin da allora pensato non come cartello elettorale ma soggetto politico in divenire. La questione che sta oggi di fronte a noi, come ricordava Fassino alla chiusura della Festa nazionale de l’Unità, è se e come portare a compimento questa esperienza, con la definitiva trasformazione dell’Ulivo in un grande Partito democratico e riformista, facendo incontrare i valori di liberazione, giustizia, progresso con la modernità. Come scrive spesso Alfredo Reichlin o la politica esprime una nuova egemonia, oppure comanderanno (come già in parte accade) altri poteri - economici, personali, carismatici - i quali tendono a ridurre la democrazia italiana alla caricatura del populismo. E’ un invito, il suo, a far si che le forze principali che, con Prodi, hanno preso in mano la situazione, siano pienamente consapevoli che il problema dei problemi è dare all’Italia una nuova prospettiva di sviluppo, partendo dal fatto che il suo futuro come nazione dipende dalla capacità di ricollocarsi sulla scena europea e mondiale. Pena il ripetersi della tragica storia del ‘600. Allora si trattava di colmare la distanza tra le piccole e rissose signorie italiane e la formazione in Europa dei grandi stati nazionali moderni. Fallimmo. E per secoli fummo solo una «espressione geografica», il «Bel paese» in cui si veniva per vedere Capri e le rovine del Foro Romano. Il punto è come, partendo dai valori storici della sinistra, si costruisce non un nuovo partito ma un partito nuovo che sia in grado di far vivere i nostri ideali, in un contesto che è mutato. Serve un pensiero nuovo perché siamo di fronte a sfide rispetto alle quali la riproposizione di ciò che abbiamo fatto non è sufficiente. Molte sono le ragioni che ci dicono di andare in questa direzione. All’interno del nostro Partito vi sono compagni che pur avendo in passato, come nell’89, compiuto scelte coraggiose, oggi si interrogano sulla bontà del progetto. Non è in discussione, naturalmente, il diritto e la legittimità del dubbio o della contrarietà. Avviamo, allora, assieme una discussione aperta, consapevoli che presto saranno definiti i necessari passaggi verso il Congresso nazionale. C’è bisogno al nostro interno di un confronto serio, nel rispetto delle reciproche posizioni. Sono convinto che ci sia bisogno del contributo di tutti, ancor più dei punti di vista critici, se vogliamo aspirare a dare rappresentanza al 40% degli italiani. Per questo anche a livello locale lavoreremo affinché nessuno se ne vada. L’impegno deve essere: NON UNO DI MENO, MOLTI IN PIU’. Il mio invito è quello che fa Migliavacca su l’Unità di oggi: ragioniamo insieme sui punti qualificanti che possono caratterizzare la partecipazione dei DS al progetto. A nessuno sarà chiesto di rinunciare alle proprie convinzioni. Facciamole vivere, con spirito unitario, dentro il processo che vogliamo costruire, poiché se la preoccupazione è quella di una deriva moderata, la garanzia migliore a tutto ciò sta nel partecipare, insieme, a questo confronto per delineare contenuti e forme del progetto. Sarebbe in fatti paradossale che, mentre il partito dell’Ulivo nasce per allargare il campo, si producesse una frantumazione a sinistra, frutto di rotture al nostro interno, magari con l’ipotesi di quel “taglio delle ali” che francamente mi pare perdente. Senza le ali non si vola, diceva D’Alema la scorsa settimana riflettendo su come molto spesso le idee più coraggiose e innovative vengano da posizioni più distanti rispetto a quelle che, poi, hanno la responsabilità della sintesi e della direzione. Quindi, noi dobbiamo lavorare ad allargare, ad includere in un patto costitutivo l'arco più ampio delle forze progressiste e democratiche del paese. Le perplessità, i dubbi e i timori sulla natura del nuovo soggetto, la sua identità, i suoi valori fondanti sono legittimi, possono e devono trovare risposta. Di una cosa, però, sono certo: non sono venute meno le ragioni della sinistra e di una grande forza popolare capace di cambiare la società. Senza temere i cambiamenti. Norberto Bobbio chiudeva così il suo saggio Destra e Sinistra: «La ragione fondamentale per cui in alcune epoche della mia vita ho avuto qualche interesse per la politica, o, con altre parole, ho sentito, se non il dovere, parola troppo ambiziosa, l'esigenza di occuparmi di politica (…) è sempre stato il disagio di fronte allo spettacolo delle enormi disuguaglianze, tanto sproporzionate quanto ingiustificate, tra ricchi e poveri, tra chi sta in alto e chi in basso nella scala sociale, tra chi possiede potere, vale a dire capacità di determinare il comportamento altrui, sia nella sfera economica sia in quella politica, e chi non l'ha» Misuriamoci con le altre forze interessate a condividere con noi questo progetto. Senza partiti non si può costruire la casa comune. Serve di certo una partecipazione che allarghi i nostri confini nella consapevolezza che i partiti mantengono un ruolo fondamentale e senza i partiti abbiamo visto più volte che non si produce nulla. Non basta la fredda ed aritmetica addizione di gruppi dirigenti, dai quali di certo non si può prescindere, ma dai quali nello stesso tempo ci si attende apertura al cambiamento. Non un processo politico fatto in laboratorio. Nel corso di questi anni DS e Margherita hanno saputo offrire molte risposte unitarie ai grandi problemi del paese. Vi sono anche importanti visioni differenti. Prima e comune esigenza sarà evitare l’isolamento in Europa, stabilendo un rapporto con quella grande forza riformista europea che è il PSE, all’interno del quale si ritrovano, già oggi, le principali forze progressiste. E’ l’unica realtà europea che ha membri e referenti in tutti i Paese dell’UE. Non è irrealistico, quindi, proporsi di costruire un rapporto tra l’Ulivo e la famiglia socialista europea, dalla quale non si può prescindere, nel segno di un comune impegno per una più larga unità del riformismo europeo. D’altra parte non va dimenticato che l’Internazionale Socialista già oggi annovera tra i suoi 185 membri non solo partiti socialdemocratici, ma forze progressiste, democratiche, riformiste di diverse identità, quali l’Africa National Congress di Nelson Mandela, il PT brasiliano di Lula, il Partito del Popolo pakistano. Non è stata certo un caso la presenza di Martin Schulz alla Festa nazionale de l’Unità. Essa sta a significare che il PSE è attento ed interessato allo sviluppo riformista della vicenda politica italiana. L’Ulivo è un progetto per il futuro. E’ la possibilità di innovare la politica e dare un riferimento ai milioni di elettori che non si riconoscono nei partiti tradizionali. Ma non solo. Faccio un esempio: il 9 e il 10 di aprile hanno votato 2 milioni e 900 mila nuovi elettori, che nel 1989 avevano tra 1 e sei anni, vale a dire i nati tra l’83 e l’88. Dal prossimo anno avranno diritto al voto i nati nel 1989. Parliamo di una generazione figlia di un altro mondo, di una generazione che guarda al mondo con altri occhi. Di una generazione, che è capace di andare al concerto del Primo Maggio e di muoversi ed organizzarsi per la Giornata Mondiale della Gioventù. E’ la generazione incontrata più volte nella Marcia Perugia Assisi. E’ la generazione che ha conosciuto la politica attraverso l’Ulivo, che ha provato interesse per una politica di apertura e di partecipazione, che ha ingrossato il popolo delle primarie dello scorso autunno, che alle ultime elezioni ha reso l’Ulivo più forte dei partiti che la componevano. Alla freschezza e alla maturità di questa nuova Italia dobbiamo ispirarci. Il nostro Partito non può rimanere indietro. In tutto questo non vedo contraddizione se si vuole, e lo vogliamo, lavorare per un partito forte, radicato e capace di esercitare una funzione di orientamento nella società. Il partito, ha bisogno di nuove sollecitazioni e nuovi obiettivi da raggiungere. Dopo le grandi battaglie vinte in questi anni siamo come un'auto a cui si sta facendo il tagliando e che deve essere pronta a percorrere un nuovo, lungo viaggio. Chiaravalle è l’officina. A Chiaravalle non decidiamo su una materia di competenza del Congresso nazionale. Cominciamo, semmai, coerentemente ad una precisa linea politica a porre le basi per arrivare pronti alle sfide che il tempo ci pone di fronte. A queste nuove sfide noi DS vogliamo concorrere con la nostra storia e la nostra identità. L’identità di una forza di sinistra, riformista, che si riconosce nei valori del socialismo democratico europeo. Il Partito della Federazione di Ancona deve attrezzarsi per affrontare, con slancio, una nuova stagione politica. Nella provincia vogliamo continuare ad essere irrinunciabile punto di riferimento per il territorio, tutto, ascoltandolo per conoscerne i punti di forza e quelli di debolezza, offrendo ad esso risposte. Mettiamo dunque in campo la nostra iniziativa, la nostra forza organizzativa per un comune progetto di potenziamento e di valorizzazione del Partito in provincia ed in regione. In questi anni, in Federazione, siamo stati molto spesso capaci di affrontare discussioni impegnative con spirito unitario. Partendo dai risultati acquisiti, non punti di arrivo semmai di partenza, possiamo dare ulteriore slancio alla nostra azione, richiamando tutti ad un più efficace sforzo per affrontare, insieme, la sfida futura per il cambiamento del Paese, ma non solo. Gli appuntamenti elettorali imminenti richiedono da parte nostra un impegno straordinario, muovendo dalla consapevolezza che l’Ulivo è condizione fondamentale, ma non sufficiente per vincere. Compito di una classe dirigente all’altezza della sfida è lavorare per realizzare, attorno a programmi condivisi e candidati forti ed autorevoli, la massima unità possibile, l’Unione. Di strappi nei territori e negli ultimi anni ne abbiamo visti a sufficienza: casi diversi fra loro dove a volte un centro sinistra che non sa essere sufficientemente aperto ed aggregante determina l’affermazione di liste civiche che producono anomali governi di centro destra. Altre volte, come a Falconara, si destabilizzano per anni i Partiti e poi al passaggio elettorale si realizzano estemporanee Liste civiche con forti connotazioni personalistiche. La degenerazione della politica. In una parola: l’antipolitica. Sconfitta poi dalla buona politica, quella che fa l’unità. Noi siamo forza responsabile e leale. Lo siamo sempre stati e continueremo ad esserlo. Alle altre forze politiche dell’Unione, tutte, chiediamo lealtà. Anzi, ed userò un’espressione forte, pretendiamo dalle stesse, altrettanta lealtà e responsabilità. Dal comune più piccolo a quello più grande. Lavoreremo, allora, con forza e tenacia per evitare che queste esperienze si consolidino o si espandano. Sulle primarie, inoltre. Faccio mie, perché le condivido dalla prima all’ultima, le linee guida illustrate poco fa da Silvana. Non un’opinione personale, ma l’opinione della Responsabile nazionale Enti locali dei DS. Più in generale si tratta di capire se le primarie stesse possono essere occasione per rafforzare la leadership con la coalizione, oppure una ulteriore occasione per dividerci e disorientare il nostro elettorato. Dico questo perché spesso si ha la sensazione che qualcuno veda in loro, in maniera strumentale, un efficace strumento di lotta politica. Non può essere questo. Stiamo parlando di uno strumento troppo prezioso, che viene in aiuto della politica, e del quale non possiamo abusare per non logorarlo. In vista delle elezioni provinciali della prossima primavera partiamo, ovviamente, dalla storia di questi anni, perché grazie al buongoverno, si sono raggiunti obiettivi importanti che ci consentono di guardare al futuro con serenità. Esercitando il nostro ruolo di forza unitaria, nelle prossime settimane cominceremo ad avviare con gli altri partiti dell’Unione un rigoroso confronto sul programma per i prossimi 5 anni, con l’obiettivo di innalzare la qualità dell’azione dell’Ente. Una Provincia, quella di Ancona, che nel corso di questi anni ha svolto un ruolo utile con azioni di governo non surrogabili da altri livelli istituzionali, contribuendo a migliorare la qualità complessiva dell’equilibrio tra territori non sempre omogenei e di rappresentanza di interessi territoriali in ambito regionale. Una Provincia che, come disse Giancarli alla Festa provinciale de l’Unità di Jesi, va non dal mare, ma CON il mare fino all’Appennino, dal Cesano al Musone. Il nuovo programma di governo, da una parte dovrà rappresentare la naturale prosecuzione del lavoro svolto, dall’altra dovrà assumere una precisa identità, continuando a lavorare per conciliare sviluppo e sostenibilità del territorio, centralità del tema lavoro, delle politiche sociali e culturali e le politiche di cooperazione e solidarietà. Sono stati raggiunti risultati importanti perché in questa terra istituzioni, imprese, università hanno operato insieme; la ricerca, la formazione, l’istruzione, l’innovazione, lo studio, la cultura sono stati, insieme ad una forte capacità democratica, una forte capacità di rispettare chi la pensa in modo diverso, il nostro collante. Partendo, quindi, dal cammino intrapreso e con l’innesto delle novità necessarie per meglio intraprendere i nuovi scenari, siamo convinti che individueremo successivamente, senza strappi e preclusioni, questo l’auspicio, un nuovo candidato alla presidenza per l’intera coalizione. Abbiamo la forza politica, la capacità progettuale e le adeguate competenze per continuare ad esprimere un Presidente. A Giancarli va il mio ed il nostro ringraziamento per averci guidato in questi anni. La sua azione ha permesso di consolidarci. Le sue doti di competenza, rigore, moralità, serietà hanno caratterizzato l’immagine della provincia e sono patrimonio del centro sinistra. Cominciando da noi dobbiamo aprire una riflessione che investa il partito delle Marche, per favorire una maggiore collegialità di responsabilità e per costruire una classe dirigente autenticamente regionale, della quale tutti avvertiamo il bisogno. Una classe dirigente che con attenzione si faccia carico dei problemi generali Il tutto funzionale a rinnovare la capacità di proposta politica avviando una riflessione programmatica sull’azione del governo della Regione, volta ad accentuarne e rilanciarne il profilo ed il progetto riformista e a valorizzare il ruolo di servizio che offre ad una comunità intera il capoluogo dorico. Questa regione ha bisogno di uno scatto in avanti imposto dalle mutazioni sociali intervenute, dai cambiamenti del tessuto economico regionale, dal contesto nazionale ed internazionale, dal doverci interrogare sulle trasformazioni in atto per indirizzarle verso una svolta modernizzatrice, per rendere le Marche sempre più competitive nella innovazione e nella qualità. Se si registra una perdita di slancio e centralità, questa va contrastata provocando una svolta, dando il senso del cambiamento. Ridare la voglia di crescere con maggior qualità e sostenibilità chiamando a raccolta tutti gli attori dal mondo del lavoro all’impresa, alla scuola, al sistema bancario, per provocare la svolta necessaria al sistema regionale per un territorio che continui ad essere competitivo. Una rinnovata immagine delle Marche per un rinnovato protagonismo del mondo del lavoro e dell’impresa che punti sul binomio “sviluppo economico e coesione sociale” e che continui a vedere in ambiente e territorio elementi centrali nella definizione delle condizione della qualità della vita della comunità, così come delineato nel Piano energetico ambientale regionale caratterizzato dai tre assi portanti: risparmio energetico, impiego delle energie rinnovabili, eco efficienza energetica. Uno strumento di programmazione avanzato apprezzato a livello nazionale ed internazionale che consentirà alla nostra regione di ridurre il deficit elettrico nel rispetto dell’ambiente e del territorio, in linea con gli indirizzi del Protocollo di Kyoto. Un piano che esclude la realizzazione di grandi centrali come quella proposta dall’Api. Tra le priorità assolute vi è la modernizzazione infrastrutturale delle Marche, se vogliamo fare un balzo in avanti ed evitare di ritrovarci senza vedere realizzato un solo metro di strada, come accaduto negli ultimi 5 anni. Serve dare priorità e risorse a quelle opere possibili che hanno tempi certi e modalità certe ma soprattutto fondi e che possano apportare un miglioramento concreto delle condizioni di vita e di lavoro delle persone e anche degli aspetti legati alla competitività della regione. Va rimodulato il progetto Quadrilatero, riconducendone l’azione sotto il controllo del Ministero e delle regioni. Credo che bene stia facendo il Governo a far acquisire all’Anas la quota del 49% attualmente detenuta da Sviluppo Italia. Contestualmente all’acquisizione dell’intero capitale sociale da parte dell’Anas si procederà al rinnovo degli organi societari. La necessaria valorizzazione del porto internazionale di Ancona dell’aeroporto di Falconara, dell’Interporto tutte grandi infrastrutture che offrono potenzialità ancora inespresse al sistema economico marchigiano. Molte sono, come vedete, le cose da fare. Insieme. Serve riprendere una discussione sulle questioni contingenti: infrastrutture, energia, sanità, ricerca, saperi, lavoro e tanto altro ancora. Dovremo riscoprire il sapore di organizzare Direzioni provinciali tematiche per discutere affinché il dibattito offra opportunità di confronto a compagne e compagni impegnati nelle istituzioni, nelle organizzazioni del lavoro e dell’impresa, nella vita culturale, associativa, economica della provincia, di confrontarsi, ragionare insieme, contribuire ad una discussione sui temi. Sarebbe opportuno poi partire dall’esperienza dei passati gruppi di lavoro tematici, analizzandone limiti e potenzialità, con una prospettiva di rilancio che passi anche per una sempre maggiore apertura ai contributi esterni. Un Partito consapevole del ruolo politico e sociale che ricopre: primo Partito della provincia e protagonista nel ricoprire, in maniera diffusa, un ruolo di governo locale che lo porta a confrontarsi con la modernità. Un Partito che affondando le sue radici nel movimento della Resistenza e nell’antifascismo, nella cultura laica e democratica, nella storia del movimento operaio, riconosca al lavoro la sua fondamentale funzione sociale, oltre che economica, cardine principale per una cittadinanza attiva e consapevole. Un Partito che avvicinando competenze, giovani e donne, e aprendosi all’esterno sviluppi una propria autonomia progettuale e di giudizio rispetto al livello amministrativo, senza rinunciare a dire la propria con forza, se necessario. Una sua corretta autonomia rispetto alle istituzioni, è condizione fondamentale. Sarà così percepito dagli amministratori stessi come sicuro ed insostituibile punto di riferimento ideale e politico. Un partito senza amministratori è un partito debole, come debole è l’amministratore senza partito. Nel sessantesimo anniversario della nascita della democrazia repubblicana italiana, quando le donne esercitarono per la prima volta il diritto di voto, dico che sarà forte la tensione per promuovere la partecipazione delle donne, la loro rappresentanza nel partito e nelle istituzioni, l’occasione di mettere sempre più responsabilità nelle loro mani, perché la loro sensibilità pervada la nostra azione. Sensibilità della quale abbiamo bisogno. Dobbiamo rispettare gli impegni di rappresentanza che fanno ormai parte delle nostre regole, sapendoli declinare con la capacità di rinnovamento che è tema di attualità e di impegno anche per le donne. Un Partito che, guardando in avanti e progettando il futuro, investa nella ricerca di nuove adesioni e valorizzi chi sa fare e chi vuole mettersi alla prova, ampliando la partecipazione alla vita politica da parte degli iscritti. Un Partito che investa nella formazione politica, non solo dei nostri giovani compagni ma di quelle ragazze e ragazzi che animano la domanda di cambiamento presente nella società italiana. Un partito che valorizzi il rapporto con il mondo della ricerca e degli studi e quello con le organizzazioni sindacali, professionali e il vasto mondo dell’associazionismo diffuso. Queste considerazioni rappresentano una prima piattaforma di discussione. All’indomani dell’Assemblea congressuale, sarà mio impegno avviare una sorta di viaggio all’interno del Partito della provincia, per confrontarmi, nelle sezioni, assieme a quelle compagne e a quei compagni che rappresentano la nostra prima e più preziosa risorsa. Sarà utile, altresì, programmare periodicamente, assemblee dei Segretari di sezione per dibattere tanto i nodi politici locali, quanto le questioni interne all’organizzazione per cui può essere utile un confronto. Il radicamento territoriale rappresenta la nostra forza e la nostra peculiarità. Sta in questo, del resto, la necessità di rilanciare il ruolo delle Unioni comunali, delle Zone e, in particolare, delle Sezioni, mettendole nelle condizioni di svolgere bene quel ruolo di terminali sensibili sul territorio che la storia loro affida e che la modernità chiede loro di innovare. In esse vi sono energie positive. Altre se ne possono e se ne debbono trovare. Avere un partito in ordine vuol dire avere un patrimonio. Fermo restando il ruolo fondamentale della Direzione provinciale che guida l’azione politica, sarà necessario, per rispondere al meglio in termini di funzionalità del nostro agire politico, individuare una Segreteria politica forte ma snella nei numeri e con responsabilità ben definite e di un’ organismo intermedio tra la Segreteria e la Direzione, il Direttivo. Il tutto tenendo ben presente l’insieme del territorio. Il Partito della Federazione di Ancona ha espresso da sempre e continua tuttora a farlo classi dirigenti che hanno interpretato al meglio i caratteri di un territorio che per la sua vocazione naturale e storica di porta aperta fra civiltà diverse, consente di sperimentare e mettere in pratica sempre più ampie ed innovative forme di convivenza civile e democratica. In quest’ ambito considero un patrimonio prezioso il pluralismo interno al nostro partito, quale condizione di dialogo con le comunità ed occasione per arricchire e sviluppare il dibattito politico, il pluralismo rappresentato dalle diverse posizioni espresse nei dibattiti congressuali Di fronte a queste grandi sfide non dobbiamo aver paura. Orgogliosi delle nostre tradizioni e aperti alle innovazioni per il futuro, sapremo vincere queste sfide, se valorizzando le differenze, saremo uniti e credibili. Ce la possiamo e dobbiamo fare, perché siamo un grande partito, la cui ricchezza sta nell’impegno e nella passione di tante compagne e compagni che con coraggio e generosità danno tutto quello che possono per costruire un mondo migliore, una società più giusta, una politica più bella. Voglio ringraziare Silvana, Ferdinando e quanti con loro mi hanno proposto di accettare la candidatura. Mi auguro di esserne all’altezza, consapevole che oggi non si chiude un libro e se ne apre uno nuovo. Oggi si gira una pagina. Una pagina dello stesso libro. In quella pagina c’è un pensiero di Vittorio Foa: “Essere di sinistra significa pensare oltre che a se stessi, anche agli altri e pensare, oltre che al presente, al futuro. Non credo che oggi si sia smarrito il senso della presenza della sinistra, dei suoi valori e dei suoi ideali e non sarà così in futuro perché garanzia di questo siete voi, compagne e compagni, e con voi migliaia di donne e uomini della nostro provincia. Ce la faremo se il nostro impegno sarà grande: grande come la nostra storia, i nostri valori, il nostro cuore. |
|
| Ultimo aggiornamento ( giovedì 26 ottobre 2006 ) |
| < Prec. | Pros. > |
|---|
